il blog da 11/2/2026

Il blog (già blog del Comitato di quartiere S.Albino S.Damiano) torna ad essere un blog personale. Non riesco più a partecipare alle riunioni per motivi essenzialmene di salute. Continuerò a pubblicare notizie di interesse per i due quartieri (comprese ovviamente eventuali comunicazioni del Comitato). Grazie Paolo Teruzzi

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Breve sintesi del secondo incontro promosso da Metodi (per la formazione delle Consulte di Monza)


Sintetizziamo qui l'intervento del formatore.

Il Regolamento della Consulta è lo strumento fondamentale da analizzare. Da  tale analisi emerge in primo luogo il ruolo fondamentale assegnato al Coordinatore della Consulta.

Il  coordinatore deve essere il garante della partecipazione; il garante dei processi (definizione dei contenuti ma anche dei processi decisionali); ma anche il garante delle relazioni fra i membri della Consulta. Il coordinatore conduce e facilita i lavori della Consulta e cura le relazioni fra i membri. E’ un ruolo fondamentale e gravoso.

Il Comma 10 art 5 definisce il metodo scelto per la Consulta: un metodo partecipativo e inclusivo 

Il processo decisionale richiede un serie di passi. In primo luogo occorre un ordine del giorno condiviso

  • IL PROCESSO DECISIONALE

Decidere insieme è difficile 

  • COME PRENDERE LA DECISIONE

1)     Decisione a maggioranza – non è prevista nel Regolamento.

Il regolamento delle Consulte di Monza privilegia altre alternative rispetto al modello “maggioritario”. Il modello a maggioranza infatti causa inevitabilmente una polarizzazione.

Alcuni studiosi parlano di un modello relazionale e decisionale di tipo paterno (nel senso dell’autorità paterna che si impone) in contrapposizione ad un modello “fraterno” (relazioni tra pari). Il Regolamento delle Consulte di Monza si ispira maggiormente al secondo modello.

Nella ricerca di un modello più partecipativo e condiviso anche la disposizione delle persone ha una ricaduta. Il “cerchio decisionale” risulta più coerente rispetto alla disposizione ex cathedra dove i coordinatori stanno dietro un tavolo e gli altri fungono da pubblico.

  • SUGGERIMENTI PROPOSTI DA "METODI"

In primo luogo occorre mettere in discussione il “mantra decisionista” secondo il quale quello che conta è sempre e comunque decidere ad ogni costo. Ovviamente la condizione ottimale sarebbe quella di una decisione consensuale fondata sulla reciproca fiducia. Ma per arrivare a ciò occorre un metodo di lavoro che aiuti a prevenire e a gestire le inevitabili situazioni di divergenza e conflitto. Tra l’altro anche il conflitto non va demonizzato perché correttamente gestito può essere una risorsa (Bateson: ”stare con la differenza senza eliminarla”) .  

Per produrre processi partecipativi orientati al consenso (ovviamente inteso come libera scelta di ciascuno) è utile considerare 3 fasi distinte del processo:

  • 1)      fase preparatoria
  • 2)      fase assembleare
  • 3)      fase esecutiva

 1) Fase preparatoria – tutti devono essere informati a priori di tutto (Odg, agenda, tempi, metodo di lavoro e di processo decisionale, documenti necessari ecc.)

2) Fase assembleare – Occuparsi di “teste testi e contesto” – Occorre cura dell’ambiente (ad es. il luogo condiziona – meglio evitare la cattedra – tutti seduti pariteticamente senza livelli simbolici diversi che creano separazione – iniziare ricondividendo la fase preparatoria (ricordare odg, agenda e passi da fare ecc.) – ribadire il metodo: spiegare anche le varie funzioni e valutare assieme cosa tutti ne pensano (siamo d’accordo sul metodo di lavoro?). La ricerca di un “metodo del consenso “ richiede infatti un prioritario "consenso sul metodo".

3) Fase esecutiva  - verifica dell’effetto delle decisioni prese.

Partecipare è sapere per influire. Partecipare è realizzare assieme. Questo metodo partecipativo si fonda sulla facilitazione. La facilitazione può essere gestita da specifiche figure professionali ma anche no. In questo caso la facilitazione può anche essere assunta dall’intero gruppo o delegata a qualcuno che si sforzi di far funzionare la riunione.

  • GESTIONE DELLE SITUAZIONI DECISIONALI CONFLITTUALI

Le posizioni conflittuali non vanno demonizzate. Possono avere un ruolo utile. Ma occorre anche sapere come gestire queste situazioni. Nella logica della ricerca del consenso si può chiedere alla “minoranza” di argomentare per far cambiare idea alla “maggioranza”. Si può anche ricorrere alla “tecnica del rispecchiamento”: chiedere a chi è contro di spiegare la posizione altrui (l’hai capito bene? Forse in realtà non ci si è capiti e c’è stato un fraintendimento). Alla fine la minoranza può esporre le proprie tesi. A questo punto si può chiedere se la maggioranza ha cambiato idea (anche qui usare il “rispecchiamento”: hai capito bene quello che ti dico?). Anche le maggioranze sono spesso masse fluide i cui membri condividono un parere ma con sfumature diverse. A questo punto la maggioranza può anche accettare un qualche cambiamento. Spesso il conflitto nasce infatti da incomprensioni o malintesi. E qui anche la postura comunicativa è importante.

Alla fine a posizioni invariate la minoranza può dire:

  • -        confermo il mio disaccordo ma accetto la decisione della maggioranza. In questo caso il consenso è comunque raggiunto se
  • -        confermo e dichiaro di accettare con riserva (in qualche modo la minoranza decide di “stare da parte”. In questo caso la maggioranza deve dire se accetta tale situazione)
  • -        rifiuto la decisione e chiedo una sospensione per valutare meglio

Se la minoranza chiede una sospensione la maggioranza dice se accetta e in tal modo si torna ai casi 1  o 2.

Alle volte il conflitto resta insanabile e solo qui magari si opta per un rinvio o per una decisione maggioritaria. Alla fine comunque una decisione va presa – anche la non decisione è una decisione.

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Altre questioni poste:

Come condividere un parere su questioni rispetto alle quali non tutti hanno le stesse competenze (ad es. norme urbanistiche)? Risposta: cercare di ovviare fornendo a tutti nella fase preparatoria le informazioni necessarie.

La partecipazione richiede rigore metodologico.

  • Approfondimenti sul tema della FACILITAZIONE

E’ un processo indispensabile. Anche se vi sono presenti persone con ruoli specifici la facilitazione deve essere un contenuto e un atteggiamento corale (indispensabile principio di corresponsabilità).

La facilitazione riguarda:

  • ·        Contenuti (capire bene. Stare in tema)
  • ·        Procedure (tempi e fasi del lavoro, compresa la fase preparatoria)
  • ·        Dimensione socio-affettiva

La cura delle relazioni è un tema socioaffettivo. Occorre favorire un buon clima del gruppo e coltivare il desiderio di lavorare insieme con l’altro; non si sta insieme solo per bisogno o per seguire il mantra del dover-essere. A questo proposito occorre imparare anche a prendersi cura di sé e a volte è buona cosa prendersi un anno sabbatico. Il facilitatore (ufficiale o meno) cura tutti questi aspetti.

Suggerimento di metodo: Il coordinatore/facilitatore non dovrebbe entrare nel merito dei contenuti (a meno che lo espliciti direttamente e in tal caso è opportuno si faccia sostituire nella funzione di coordinatore.

Il coordinatore infatti può condizionare (è una scelta discrezionale del coordinatore). L'importante però esplicitare ogni volta. Il Coordinatore deve avere cura dei processi e delle relazioni. La cura è un principio etico ma esso va realizzato in un metodo di lavoro).

Obiezione di un ascoltatore: il coordinatore poi si muove sui tavoli comunali come un portavoce in qualche modo autonomo.

Risposta: nel Tavolo di coordinamento il coordinatore rappresenta la propria consulta e non fa scelte personali. Il Regolamento non dice mai che il coordinatore sia un portavoce.

 

Altre questioni

Chi è il gruppo? Risposta: in quel momento il gruppo è costituito dai presenti.

Più ci si sente parte di un gruppo e meglio è. I non detti invece producono danni, così come il non darsi regole.

Altri temi importanti

E’ impossibile non comunicare. La comunicazione non verbale nel gruppo ha un ruolo molto importante. Essa è espressione di emozioni potenti.

·         Risultati da enumerare alla fine di ogni incontro

-         Risultati sul piano dei contenuti (cosa abbiamo  deciso?)

-         Risultati sul piano del processo decisionale (come è andata?)

-         Risultati sul piano dei rapporti (fra i membri del gruppo)

-         Risultati sul piano della crescita personale

-         Risultati sul piano sociale e politico

Soprattutto i primi tre punti sono importanti per la vita del gruppo

Se cresciamo tutti assieme cresce il benessere delle nostre comunità.

Il metodo influenza il prodotto finale del gruppo. I processi decisionali devono rispettare le indicazioni del Regolamento che deve essere sempre il punto di riferimento.

Alcuni nostri commenti al primo video di "PartecipiAMO per il quartiere - Quartieri, comunità e territorio nella città contemporanea"

Un bel corso di formazione per le consulte. Leggete tutto lo scritto, se potete. Ma sposto qui quella che era in origine la conclusione dello scritto.

Per chiudere rimane purtroppo la finale considerazione del fatto che di questi corsi di formazione avrebbero  bisogno in primis le Amministrazione pubbliche che da sempre mostrano una certa cecità rispetto alle dinamiche spersonalizzanti che trasformeranno sempre più le periferie (come S. Albino) in quartieri dormitorio con consistente rischio di degrado, solitudine e abbandono. Amministrazioni che da tempo si affidano a bandi e progetti legati a finanziamenti a termine anziché sforzarsi di mettere in atto politiche stabili.

CQSASD    




Approfittando dell'influenza mi sono deciso ad ascoltare questo video di Metodi, una agenzia che su mandato del Comune di Monza si occupa di promuovere una partecipazione più consapevole alla vita pubblica. Mi riservo di rivedere il filmato con più calma ma per ora vorrei proporvi alcune delle tesi che ho trovato più interessanti. In primo luogo l'insistenza sul bagaglio storico dei quartieri. Ogni quartiere ha una storia che ha radici molto specifiche e lontane nel tempo. Ognuno poi, a seconda dell'età e della provenienza può avere una propria storia del quartiere. Spesso tale divergenza di vedute emerge nelle discussioni della Consulta di S. Albino senza trovare un punto d'incontro più meditato e consapevole. C'è uno zoccolo duro di anziani che hanno memoria di una struttura del quartiere che probabilmente non esiste più da tempo e che gli altri giustamente faticano a cogliere. Ma  questa storia si muove ancora in modo sotterraneo e produce ancora i suoi effetti. Si pensi al fatto che la sede centrale della Parrocchia ora non è più né a S. Albino né a San Damiano (territori della Parrocchia) ma a Brugherio. Idem per la Scuola media De Filippo, nata come scuola consortile per i giovani di S.Albino e San Damiano per evitare loro trasferimenti quotidiani in bus nei due centri capoluogo. O come la banda. La consapevolezza di tale storia potrebbe però anche fornirci nuove risposte per rinsaldare almeno in chiave difensiva e rivendicativa i legami fra quelli che ora sono entrambi due quartieri periferici divisi solo dal Canale Villoresi e dai confiniamministrativi. Tra l'altro solo in parte visto che una parte sia pur minoritaria di S.Albino dipende da Brugherio e non da Monza. 
S.Albino, a dire la verità è stato fino ai primi decenni del 1900 costituito da piccoli nuclei di abitazioni "centrali" e di cascine periferiche suddivise fra ben 4 amministrazioni comunali diverse (Monza, Concorezzo, Brugherio e Agrate). Questo non poteva non  aver conseguenze su un tessuto sociale che ha sempre faticato a trovare un comune punto di aggregazione. Ai primi del 1900 è sorto il Circolo De Amicis di ispirazione socialista che ha aggregato i laici. Ma da sempre l'elemento cardine della collettività è stata la Parrocchia. E già a questo punto si innesca una problematica del tutto specifica del nostro territorio. Da sempre la Parrocchia, elemento primario della socializzazione è stata Parrocchia di S. Albino e San Damiano. Questo elemento ha da un lato creato una relazione strettissima tra le due comunità e prodotto tantissime emanazioni comuni (dalle società sportive alla Banda fino alla Scuola media consortile Eduardo De Filippo di Viale S. Anna). Ma ha anche creato conflitti politici che hanno impedito la creazione alla fine della seconda guerra di un comune unico. A quanto mi risulta la popolazione era assolutamente favorevole ma i politici "di Monza e di Milano" si opposero. Questa vicenda storica è nota ai "vecchi" ma poco nota a tutti color che hanno meno di 70 anni. Men che meno a chi è arrivato negli ultimi decenni. Questa diversa "storia" che ciascuno si porta dietro sfocia spesso anche in difficoltà di dialogo all'interno della Consulta.
Un altro elemento interessante è la denuncia della scomparsa di un "Terzo spazio". Il primo spazio è quello della vita privata. ll secondo è quello dei ruoli pubblici (banalmente, ad esempio il luogo di lavoro). Il terzo spazio è fatto invece di luoghi di incontro e di scambio in cui la gente può sedersi a chiacchierare, a passare il tempo assieme in modi disinteressato (e senza dover pagare, come avviene invece nei bar  o nei centri commerciali). Questa assenza di terzo spazio ha un impatto gravissimo considerando che ad es. a Milano il 52% delle famiglie è composta da una persona sola e che continua ad aumentare una fascia d'età molto elevata che ha evidentemente maggiori difficoltà di spostamento ecc. Queste considerazioni rivalutano un po' il senso del nostro spazio di "Scambio libri" che nato per un interesse primario di tipo culturale sta diventando sempre di più uno spazio informale di incontro per chi ha voglia di stare insieme a chiacchierare.

CQSASD
   

(41) PartecipiAMO per il quartiere - Quartieri, comunità e territorio nella città contemporanea - YouTube

BUIO PESTO A SANT'ALBINO

Riceviamo da molti cittadini segnalazioni come questa "Per l'illuminazione bisogna segnalare ad A5? Ieri sera verso le 22.15 tutto il tratto di via S.Albino dalla curva dopo il tabaccaio fino al semaforo incrocio via Adda era completamente al buio e anche via Marco d'Agrate nel tratto finale all'altezza dell'incrocio con via Guardini...buio pesto. Va bene che era Halloween e creava atmosfera, ma mi pare un po' troppo...

Per non parlare delle luci della piscina e del relativo parcheggio che sono al buio da tempo. Si rischia perfino l'investimento!