da il Giorno
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IL GIUDICE archivia l’inchiesta per corruzione sulla Cascinazza, come
chiesto dalla Procura di Monza. Ma nelle motivazioni compaiono le
manovre per «comprare» l’approvazione del progetto e il nome di Silvio
Berlusconi. È stato il gip del Tribunale di Monza Alfredo De Lillo a
firmare l’archiviazione chiesta dai pm Donata Costa, Manuela Massenz e
Walter Mapelli per corruzione nei confronti di Paolo Berlusconi,
fratello minore dell’ex premier, dell’ex ministro Paolo Romani e del
geometra di fiducia di Silvio Berlusconi, Francesco Magnano di Macherio e
per abuso in atti d’ufficio dell’allora presidente del Consiglio
comunale monzese Domenico Inga. Un’inchiesta nata da alcune
intercettazioni telefoniche in cui il geometra di fiducia di Berlusconi
aveva fatto riferimento all’affaire Cascinazza e da un esposto
presentato dall’ex sindaco di centrosinistra Michele Faglia. Nel mirino
dei pm pressioni sui consiglieri comunali usciti dalla maggioranza
Ruggiero De Pasquale, Alessandro Scotti e Francesco Brioschi per
ottenere il loro voto per l’approvazione della Variante al Pgt del
Comune di Monza, ideata da Paolo Romani come assessore al Territorio e
che avrebbe reso edificabile con oltre 420mila metri cubi la Cascinazza,
l’area agricola di oltre 50 ettari di proprietà della famiglia
Berlusconi su cui il Cavaliere voleva realizzare un nuovo quartiere
residenziale sul modello di «Milano 2».
Nelle motivazioni della richiesta di archiviazione i pm sostengono
che «il fine settimana prima della prevista seduta conclusiva della
discussione della Variante Silvio Berlusconi manifestava telefonicamente
a Magnano la sua disponibilità a incontrare tutti i consiglieri che era
necessario incontrare per ottenere la maggioranza in consiglio
comunale». In una telefonata Inga dice a Magnano che Scotti e Brioschi
avrebbero chiesto «cose impossibili da soddisfare». Loro, sentiti dai
pm, hanno sostenuto che si trattava di accordi di tipo politico su una
lista civica mai raggiunti. Più esplicito De Pasquale: «Nessuno mi ha
fatto offerte esplicite ma tutti avevano l’intento di comprarmi, nel
senso che tutti mi avevano fatto capire che sarei stato compensato....
Chiamavano tutti i consiglieri comunali chiedendo “tu cosa vuoi, tu cosa
vuoi”...». Secondo i pm, però, i tre consiglieri comunali si
determinarono a non votare a favore della Variante, facendola decadere e
«così facendo venire meno l’ipotesi di corruzione», mentre l’ipotesi di
istigazione alla corruzione risulta «del tutto insostenibile».