Riguardo alle foibe e alla celebrazione del "Giorno del Ricordo" (10 febbraio) è necessario fare chiarezza. E' doveroso ricordare le vittime delle foibe, ma occorre anche ricordare la politica attuata dal fascismo italiano in Istria e Venezia Giulia fin dal 1919. Una vera memoria storica non può prescindere dal riconoscimento delle colpe del regime fascista.
I Martiri delle Foibe (Venezia Giulia, Istria, Dalmazia: 1943-1945)
Il termine "foibe" è diventato sineddoche per indicare le violenze perpetrate dai partigiani jugoslavi (titini) contro la popolazione italiana, militari e funzionari dello stato fascista (e talvolta anche antifascisti non comunisti) in quelle aree.
È necessario distinguere due fasi principali:
Settembre - Ottobre 1943: Dopo l' armistizio italiano (8 settembre), le formazioni partigiane jugoslave presero il controllo di ampie zone dell'Istria. In questo periodo, la violenza fu di natura duplice: una vendetta sociale e politica contro rappresentanti del fascismo locale e una violenza etnica volta a colpire la presenza italiana nel suo complesso, in funzione dell'annessione jugoslava.
Maggio - Giugno 1945: Con la fine della guerra, l'esercito jugoslavo occupò Trieste, Gorizia e l'Istria. In questa fase, la violenza fu più organizzata e finalizzata a eliminare chiunque potesse opporsi al nuovo ordine comunista e jugoslavo, inclusi membri del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) italiano che rivendicavano l'italianità di quelle terre.
Riguardo al numero dei morti, la storiografia ha faticato per decenni a causa della mancanza di documentazione primaria e della strumentalizzazione politica.
Le ricerche più accreditate, condotte anche dalla Commissione storico-culturale italo-slovena (istituita dai due governi), indicano un numero complessivo di vittime tra le 3.000 e le 5.000 persone.
È fondamentale precisare che non tutti furono gettati vivi nelle foibe. Molti furono fucilati o morirono durante le deportazioni verso i campi di prigionia jugoslavi.
Il termine "foibe" è diventato sineddoche per indicare le violenze perpetrate dai partigiani jugoslavi (titini) contro la popolazione italiana, militari e funzionari dello stato fascista (e talvolta anche antifascisti non comunisti) in quelle aree.
È necessario distinguere due fasi principali:
Settembre - Ottobre 1943: Dopo l' armistizio italiano (8 settembre), le formazioni partigiane jugoslave presero il controllo di ampie zone dell'Istria. In questo periodo, la violenza fu di natura duplice: una vendetta sociale e politica contro rappresentanti del fascismo locale e una violenza etnica volta a colpire la presenza italiana nel suo complesso, in funzione dell'annessione jugoslava.
Maggio - Giugno 1945: Con la fine della guerra, l'esercito jugoslavo occupò Trieste, Gorizia e l'Istria. In questa fase, la violenza fu più organizzata e finalizzata a eliminare chiunque potesse opporsi al nuovo ordine comunista e jugoslavo, inclusi membri del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) italiano che rivendicavano l'italianità di quelle terre.
Riguardo al numero dei morti, la storiografia ha faticato per decenni a causa della mancanza di documentazione primaria e della strumentalizzazione politica.
Le ricerche più accreditate, condotte anche dalla Commissione storico-culturale italo-slovena (istituita dai due governi), indicano un numero complessivo di vittime tra le 3.000 e le 5.000 persone.
È fondamentale precisare che non tutti furono gettati vivi nelle foibe. Molti furono fucilati o morirono durante le deportazioni verso i campi di prigionia jugoslavi.
Le Vittime dei Nazisti e dei Fascisti (Venezia Giulia, Istria, Dalmazia: 1943-1945).
E' difficile quantificare le vittime dei Nazisti e dei Fascisti in quest'area perché vi sono state diverse tipologie di violenza: repressione antipartigiana, rappresaglie sulla popolazione civile, e la persecuzione razziale (Olocausto).
La Repressione e le Rappresaglie - Dopo l'8 settembre 1943, l'area fu occupata dai tedeschi. Il controllo territoriale era garantito da truppe tedesche e da formazioni collaborazioniste italiane (fasciste). La lotta contro il movimento partigiano jugoslavo (e italiano) fu spietata. Le rappresaglie nazifasciste su civili accusati di sostenere i partigiani furono costanti, con fucilazioni, incendi di villaggi e deportazioni.
La Persecuzione degli Ebrei - Trieste era sede dell'unico campo di sterminio nazista sul territorio italiano, la Risiera di San Sabba, utilizzato per la detenzione e l'uccisione di partigiani, oppositori politici e per il transito degli ebrei diretti verso i campi di sterminio in Germania.
Le Cifre- Fornire un numero esatto è impossibile, poiché molte vittime furono bruciate, seppellite in fosse comuni non identificate o deportate.
Sulla base delle stime dei caduti in guerra e delle vittime della repressione nazifascista nell'area specifica di Venezia Giulia, Istria e Dalmazia, si parla di diverse decine di migliaia di vittime. Se includiamo le vittime delle azioni di guerra, le esecuzioni sommarie, i morti nei campi di concentramento nazisti (inclusi gli ebrei deportati da Trieste e Fiume) e la popolazione civile perita a causa della durissima occupazione tedesca, il numero è significativamente superiore a quello delle vittime delle foibe.
Entrambi gli eventi rappresentano capitoli dolorosi della storia del confine orientale italiano.
La Repressione e le Rappresaglie - Dopo l'8 settembre 1943, l'area fu occupata dai tedeschi. Il controllo territoriale era garantito da truppe tedesche e da formazioni collaborazioniste italiane (fasciste). La lotta contro il movimento partigiano jugoslavo (e italiano) fu spietata. Le rappresaglie nazifasciste su civili accusati di sostenere i partigiani furono costanti, con fucilazioni, incendi di villaggi e deportazioni.
La Persecuzione degli Ebrei - Trieste era sede dell'unico campo di sterminio nazista sul territorio italiano, la Risiera di San Sabba, utilizzato per la detenzione e l'uccisione di partigiani, oppositori politici e per il transito degli ebrei diretti verso i campi di sterminio in Germania.
Le Cifre- Fornire un numero esatto è impossibile, poiché molte vittime furono bruciate, seppellite in fosse comuni non identificate o deportate.
Sulla base delle stime dei caduti in guerra e delle vittime della repressione nazifascista nell'area specifica di Venezia Giulia, Istria e Dalmazia, si parla di diverse decine di migliaia di vittime. Se includiamo le vittime delle azioni di guerra, le esecuzioni sommarie, i morti nei campi di concentramento nazisti (inclusi gli ebrei deportati da Trieste e Fiume) e la popolazione civile perita a causa della durissima occupazione tedesca, il numero è significativamente superiore a quello delle vittime delle foibe.
Entrambi gli eventi rappresentano capitoli dolorosi della storia del confine orientale italiano.